Il cosplay è una delle attività che rubano un po' del mio tempo e mi ridanno in cambio una miriade di cose meravigliose, tra cui indimenticabili momenti con i miei amici e un sacco di abiti e accessori che non so dove mettere.
Per cosplay si intende il mascherarsi da personaggi tratti da fumetti, libri, film, anime, e così via, e solitamente partecipare alle convention dove si può sfoggiare il costume e trovare altra gente che condivide la stessa follia.
Io ho cominciato a fare cosplay il 15 maggio 2005 alla Fumettopoli di Milano, insieme a Leryu e Lilie, nei panni di Cain, Jezebel e Mikhaila del manga di Kaori Yuki God Child. Da allora... il gruppo è cresciuto, le ambizioni e il divertimento anche. Io ho imparato a cucire – più o meno! - e soprattutto ho imparato a collaborare con altre persone, mettendo in comune idee e abilità, per sfornare costumi e imbarcarsi in imprese epiche fuori dal possibile...
Perché ci tengo a parlarne?
Perché è qualcosa che molti, dall'esterno, spesso vedono solo come una sorta di gioco, una perdita di tempo, una spesa inutile, un segno di immaturità, il disperato tentativo di patetici giovani o adulti di rimanere bambini, la soddisfazione del bisogno di essere ciò che non si è...
Beh, no.
E' un gioco, sì, ed è una maschera, ma è quel tipo di maschera che in realtà tira fuori più che mai la tua personalità e le tue doti. E' uno di quei giochi che fanno bene, ti ricordano sempre che hai un lato folle da non trascurare. E' un'attività creativa che risveglia la fantasia ed esercita le capacità manuali. E' un modo per trascorrere tempo e condividere qualcosa con gli altri. E' qualcosa che ti insegna molto: sei sempre spinto a cercare soluzioni per realizzare cose impossibili, quindi eserciti una capacità di inventare e risolvere che poi ti torna utilissima nelle cose di tutti i giorni.
E non è assolutamente la realizzazione di un desiderio di cambiare identità! Ci mancherebbe solo che volessi essere... che so, una schizzata regina guerrafondaia, o il disumano clone di un ragazzino, o magari una giustiziera mascherata morta malissimo, un conte con un passato agghiacciante e la passione per i veleni... Insomma, a volte più il personaggio è lontano dal carattere di chi lo interpreta, più la cosa si fa divertente. Anche quando vesti i panni dei personaggi che ti piacciono o in cui ti riconosci comunque non c'è un'identificazione “patologica”: prevale sempre il divertimento del gioco. Ovvio, ci saranno le dovute eccezioni. Ma credo che chi vive il cosplay in maniera sana la veda più o meno così.
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